Supplizio di Olindo e Sofronia
Evidente la dimensione scenica conferita alla composizione ed ai personaggi.
Lo spazio angusto spinge i protagonisti, emotivamente impegnati in un dialogo
affidato a sguardi e gesti, sul primo piano di un probabile palcoscenico sul
cui fondo si muovono alcune "comparse". Alcuni studiosi hanno voluto
vedere nel personaggio a destra sul fondo un autoritratto del Finoglio, essendo
questa l’unica figura a guardare verso il fruitore, svelando così la "finzione" della
scena rappresentata. Bellissimo il gioco plastico dei pannelli costruito attraverso
fasci di luce accuratamente individuati.
L'incontro di Clorinda e Tancredi
La celebrazione nel ciclo finogliesco di questi due personaggi è probabilmente
legata al desiderio del committente di esaltare attraverso le gesta dell’eroe
cristiano le nobili origini della contea di Conversano. Si vuole infatti che
il Tancredi della prima Crociata fosse un Altavilla , famiglia feudataria di
Conversano durante la denominazione normanna. Particolare rilievo assumono, in
questa e nelle altre scene di duelli, i giganteschi cavalli che dominano lo spazio
del dipinto e fanno pensare a quelle grandi "macchine" usate frequentemente
negli spettacoli teatrali.
Il duello tra Raimondo di Tolosa ed Argante
L’esaltazione del valore e dell’eroismo del mondo cavalleresco si trasforma in
questo dipinto in una sorta di "messa in scena", dove l’impeto, la
violenza, la crudeltà, vengono ricomposti e frenati attraverso gesti misurati
ed espressioni solenni. Interessante in questa come in altre tele il fondo brulicante
di figure impegnate in accese battaglie la cui funzione è quella di amplificare
l’eroismo dei protagonisti, introducendo inoltre una sorta di coralità nel racconto.
Battesimo e morte di Clorinda
La "pietas" dell’eroe cristiano è la vera protagonista di questa scena.
Di grande effetto i bagliori metallici sulle armature di Tancredi e della bella
Clorinda morente, la cui figura conferisce una nota intensamente lirica alla
scena.
Rinaldo e Armida nel giardino incantato
La tela, presente nel 1984 alla mostra "Civiltà del ‘600 a Napoli", è il
primo dei quattro dipinti – i più pregevoli dell’intero ciclo- dedicati agli
amori di Rinaldo e Armida. L’incantesimo che lega il prode guerriero alla bella
maga è magistralmente reso attraverso quel languore sensuoso che pervade il corpo
di Rinaldo. La quinta arborea alle spalle dei due protagonisti, spiati da Carlo
e Ubaldo, ha la funzione di avvicinarli allo spazio dello spettatore e di evidenziare
i giochi di luce cui è affidata la costruzione plastica delle figure.
Carlo e Ubaldo richiamano al dovere Rinaldo
Il rimprovero rivolto dai due guerrieri al loro compagno ed il turbamento di
quest’ultimo sono affidati ad un magistrale dialogo di gesti, dal tono retorico,
attraverso cui si dichiara l’impostazione teatrale del dipinto. Di grande raffinatezza
gli effetti preziosi delle stoffe.
Armida cerca di trattenere Rinaldo

La tensione drammatica dell’episodio è anche in questo caso filtrata entro un
discorso nobilmente composto. Bellissimo e di effetto l’accartocciarsi del mantello
di Armida, il cui panneggio sembra animarsi di una vita propria.
Rinaldo abbandona l'Isola Incantata
Considerata a giusta ragione come il capolavoro del ciclo, questa tela è dominata
dalla gigantesca figura del nocchiero, insieme prepotentemente realistica nelle
fattezze e retorica nell’atteggiamento. Il grosso remo che taglia diagonalmente
la composizione è la visualizzazione della cesura tra un passato (Armida) favoloso
ed ormai lontano, ed un presente che inchioda dolorosamente l’uomo alle proprie
responsabilità.
Erminia ritrova Tancredi ferito
E’ l’unica tela del ciclo in cui compare questo personaggio femminile che invece
era tra i più rappresentati dalla coeva pittura napoletana. L’accorrere di Erminia
verso Tancredi ferito è stato studiato come una vera "entrata in scena".
Le braccia tese della donna misurano esattamente la distanza tra il primo piano
ed il fondo, comunicando inoltre tutta l’intensità del sentimento che la lega
all’eroe. Attraverso il braccio teso del personaggio di spalle in primo piano,
il pittore ha creato un legame a livello composito tra le figure accentuando
inoltre la tensione drammatica della scena.
Rinaldo vittorioso mette in fuga il nemico
Come in tutte le favole a lieto fine, l’eroe buono esce vittorioso dalla scena.
La presenza minacciosa dei giganteschi cavalli sembra opprimere lo spazio conferendo
alla scena un accento drammatico, accresciuto dalla magnifica mimica del personaggio
in primo piano a sinistra. Ma il gruppo di figure a destra sul fondo, quasi un "coro",
assistendo alla scena, ne smorza l’accento concitato salvandone contemporaneamente
la dimensione spettacolare. Particolarmente minuziosa la decorazione della corazza
di Rinaldo.